restart 2017


RESTART 2017

Riparte la programmazione allo START/Interno5 di San Biagio dei Librai. Dopo Amendola/Malorni.Teatro Rebis e Maicol&Mirco presentano “Scarabocchi” ,  metamorfosi scenica dei fumetti di Maicol&Mirco. Il 29 e 30 aprile Antonello Taurino sarà in scena con “Trovata una sega!”drammaturgia originale sulla vicenda del famoso scherzo delle finte teste di Modigliani. A concludere la rassegna sarà la compagnia Batignani/Faloppa il 13 e 14 maggio con “Costruire e facile?” un esperimento performativo a partire da un'indagine sulla figura dell'artigiano e sul lavoro manuale come rimedio all'immobilismo del paese.

 

 

 

 

costruire  facile

13 MAGGIO | ore 21:00

14 MAGGIO | ore 18.00

BATIGNANI/FALOPPA

COSTRUIRE E' FACILE?

vincitori bando MU.D. 2016

di Teatri Associati di Napoli

residenza artistica multidisciplinare

 

David Batignani (scenografo, costruttore e performer) e Simone Faloppa (attore e drammaturgo) si sono associati in un percorso di collaborazione nel 2012, mettendo al centro della loro pratica di mestiere l'umanità e le loro passioni linguistiche: l'opera, il circo, le arti plastiche e la costruzione artigianale. Realizzano spettacolo auto-portanti basati sul calore dei materiali e delle relazioni. Nel 2013 hanno realizzato TU, ERI ME a partire da un'indagine nelle case di riposo per artisti dello spettacolo. 
 COSTRUIRE E' FACILE? sviluppato nel 2016  corso della residenza creativa presso il TAN è Una singolare ricerca che fonde la pratica teatrale con quella artigianale. “Una compagnia teatrale, per deformazione professionale, è abituata a impiantarsi in un luogo di residenza teatrale isolato e al chiuso per verificare il proprio spettacolo. L'incontro col pubblico è la risultante di questo procedimento. Al contrario, la nostra pratica di mestiere, basata sul calore dei materiali e delle relazioni, ci sta spingendo a rompere lo schema abituale della nostra professione. Preferiamo perciò porci come dei collettori gentili tra i bisogni della comunità e le competenze delle botteghe artigianali. La manodopera ha un prezzo e una singolarità che nessuna produzione industriale a basso costo può restituirci. Eppure le cose si rompono, non sappiamo dove mettere le mani e, quindi, buttiamo indiscriminatamente. Nel 1981 Bruno Munari scrive : "l'uso giusto delle tecniche e dei materiali può far nascere un'estetica". Perciò occorre far capire che finché l'arte resta estranea ai problemi della vita interessa solo a poche persone. Non ci deve essere un'arte staccata dalla vita, di cose belle da guardare e brutte da usare. Che il nostro fare, quindi, venga guidato dalle nostre mani. “

 

 

  Locandina sito trovata una sega

29 aprile | ore 21.00 

30 aprile | ore 18.00

Antonello Taurino

TROVATA UNA SEGA !

racconto su Livorno, Modigliani

e lo "scherzo del secolo" 1984

di e con Antonello Taurino


 

Quando il caso incatena gli eventi meglio di uno sceneggiatore hollywoodiano.
Trent’anni dopo, il racconto per “Attore e proiettore” sulla perfetta sequenza di eventi di quell’estate ’84. La leggenda la conoscevano tutti, a Livorno: nel 1909 Modigliani pare avesse gettato nel Fosso Reale alcune sue sculture, deluso per lo scherno di amici incompetenti che lo avevano deriso per quelle opere. Ma quando nel 1984, per celebrarne i cent’anni dalla nascita, il Comune (a latere di una mostra organizzata in suo onore), ne azzarda tra roventi polemiche il temerario recupero, avviene la pesca miracolosa di tre teste che porta davanti ai Fossi di Livorno le Tv di tutto il mondo! E subito i maggiori critici d’arte non hanno dubbi a sancire: “Sono dei capolavori, sono di Modigliani!”.
Ma dopo un mese venne fuori che.. non eran proprio di Modigliani… L’invasamento collettivo nel cortocircuito vero-falso e il mistero di alcune morti mai chiarite. Tre studenti burloni e un pittore-portuale dalla vita maledetta. Uno spaccato sociologico sull’Italia d’allora e tanta memorabile comicità involontaria: ecco gli ingredienti di quello che fu definito “lo scherzo del secolo”. 
Quasi come in “Romeo e Giulietta”, questa storia è anche una specie di guerra tra vecchi e giovani: perciò, dal punto di vista attoriale, il lavoro si è indirizzato verso un divertito mimetismo di tutti i personaggi che l’hanno popolata, a partire dalla proposta della calda e caratteristica parlata livornese. E tutto ciò affinché venisse fuori, a scopo comico o meno, l’umanità dei personaggi al di là del taglio documentaristico che a tratti lo spettacolo presenta. 

Memorabile la sconfitta, ridicola e senza appelli, dei grandi critici: una batosta clamorosa per un certo tipo di cultura altezzosa e accademica. Inoltre, la “farsa” ha fornito anche spunti di riflessioni in generale sul senso dell’arte nella società mediatica. Erano i goderecci e rampanti anni ’80, ma in quel decisionismo già cialtrone e “corsaro”, ci sono i segni dell’attuale deriva: il mix di superficiale emergenza di questi anni arruffoni, renderebbe possibile questa storia anche oggi.

 

 

   


 reSTART

2-scarabocchi

8 aprile | ore 21.00

9 aprile ore | ore 18.00

Teatro Rebis e maicol&mirco

SCARABOCCHI

di maicol&mirco

con Meri Bracalente, Sergio Licatalosi, Fernando Micucci

scenografie Cifone

musiche Maestro MAT64

drammaturgia e regia Andrea Fazzini

 

Qualcuno sostiene che Gli Scarabocchi di maicol&mirco siano delle strisce a fumetti. Ironiche e malate. Stupide e violente.

Ma gli Scarabocchi di maicol&mirco sono un vestito stracciato. Un sassolino nelle scarpe. Il sale nel caffè, il dente da latte sputato in terra. L'incendio di una biblioteca. Il sorriso di un decapitato.

Sono fumetti travestiti da altro. Sono strisce nere sul libro della Storia dell'umanità. Sono la bava di un pennarello scarico. Un omicidio condannato prima di essere commesso.

Sono rossi. Ma il loro rosso non è quello del fuoco, né quello dell'inferno, né quello del tramonto. Il loro rosso è quello della vergogna del Primo Uomo specchiato per la prima volta.

Gli Scarabocchi non sono esseri umani, non sono personaggi. Sono abbozzi. Proprio come me e come te. Essi camminano raramente. Più spesso corrono, inciampano, fuggono, si precipitano.

Nello spazio di una battuta c'è il lampo di una guerra, l'infinita lunghezza di una sconfitta, il colore di una bandiera incendiata.

Profondi e vuoti. Come un burrone.

(maicol&mirco)

Lo scarabocchio è un gesto brutale e rapido, che nasce sovrappensiero, una svista, un segno bruciato che rivela un’immagine irrazionale di sé, che ci si affretta a nascondere – o che si accartoccia e butta via. Lo scarabocchio è il rimosso. Suo luogo di appartenenza è il margine: gli angoli dei fogli vergini, il retro dei documenti, la verticalità delle pagine. Scarabocchi sono i “trasparenti” della società, quelli che abitano la zona rossa, la zona proibita. Il ritmo degli scarabocchi è dissonante, una fallimentare propensione alla melodia, è una danza che si vuole pudicamente tenere dentro ma che emerge beffarda come balbettio del corpo. Lo scarabocchio è il digiunatore di Kafka, è Lenny Bruce, è il segreto di mio nonno, morto mentre nascevo e rinchiuso per vergogna in manicomio per vent’anni, sono i compagni di sbornia delle cantine sociali che frequento per evitare la gente che plastifica arte e vita, è la parte più dolce e violenta di me – gli scarabocchi sono le mie debolezze, le mie grida, i miei scoperti, tutti i fiati delle mie risate, le lacrime di bile che colano dense dalla mia bocca, la miseria di me che paralizza. E accartocciare tutto questo “io” in un gesto informe e puro. 

(Andrea Fazzini)

La trasposizione teatrale di Rebis non intende solo riportare in scena gli skaches dei fumetti di maicol&mirco, ma entrare nei silenzi che dividono i personaggi, nell’intimità scabrosa che evocano, nell’azzeramento del discorso che con ferocia denunciano. Per sfuggire al carattere narrativo della pittura Cezanne individuava due vie: uno verso la forma pura, per astrazione, l’altra attraverso la sensazione, quella che Lyotard prima e Deleuze poi, chiameranno via del figurale, che avviene per estrazione e isolamento. Gli Scarabocchi rappresentano un’opportunità eccezionale nella tensione verso la spoliazione dell’orpello, che rappresenta la cifra stilistica del Teatro Rebis, oltre che il segno grafico di maicol&mirco.


 

 

 


  

 

1-nessuno pu tenere baby in un angolo

24 marzo e 25 marzo 21.00

26 marzo ore 18.00

AMENDOLA/MALORNI

NESSUNO PUO' TENERE BABY IN UN ANGOLO

con Valerio Malorni

Scritto da Simone Amendola

Collaborazione al testo Sandro Torella

 

 

 

Prova a chiudere gli occhi pensando che non esisti... che nessuna donna, da nessuna parte, ti sta pensando.

 

Oppure infilati a letto dopo che hai scoperto di avere mille cose in comune con una sconosciuta...”

 

'Nessuno può tenere Baby in un angolo' è un giallo. Un giallo ocra. Gli indizi stringono su un solo uomo. Uno che poteva fare tante cose e fa il benzinaio.

 

Una notizia da trafiletto di tre righe in cronaca, diventa un racconto in tre atti. Tre scene per una verità. Difficile da raggiungere. Come difficile è il dialogo nei rapporti. Come difficile è non finire a parlare soli. In un monologo. 'Nessuno può tenere Baby in un angolo' è l'ultima possibilità per Luciano Schiamone detto Lucio di essere un uomo. Con le donne. Che non riesce ad amare come vorrebbe.

 

Seduto su una sedia, con la musica alta, ad

 

aspettare qualcosa che fa sempre finta di arrivare... “

 

 

 

 

 

START

VIA SAN BIAGIO DEI LIBRAI 121, NAPOLI

INGRESSO 10€ | 6 (under 30) 
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA AI SEGUENTI CONTATTI:
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0815514981 / 3280956258