15 MARZO 2013                                 

VENERDI’

ore 21.00

Idiot Savant / Ludwig

SHITZ - PANE AMORE E SALAME

da Hanock Levin

con Mauro Lamantia, Matthieu Pastore,

Mattia Sartoni, Simone Tangolo, Anahi Traversi

testo e regia Filippo Renda

 


 

SINOSSI:

Shitz racconta la storia di una famiglia ebrea di epoca contemporanea; Shitz, il padre, e Setcha, la madre, non desiderano altro, per la propria realizzazione, che far sposare la figlia Shpratzi.

Finalmente, ad una festa, l’emarginata Spratzi incontra Tcharkés, un giovane arrivista dalle velleità imprenditoriali. I due subiscono uno strano e poco credibile colpo di fulmine e decidono,  la sera stessa, di sposarsi.

Dopo i festeggiamenti, folli ed estenuanti, del matrimonio, inizierà il turbine di avvenimenti che trascinerà sardonicamente la famiglia da un’illusoria “meritata” felicità, agli abissi dello sconforto.

Rielaborando il testo di Hanock Levin, Filippo Renda tenta di cogliere i lati più grotteschi ed estremi della vicenda volendo esaltare, nella prima parte, le intuizioni comiche geniali proprie della cultura Yiddish e, nella seconda, la profondità della riflessione sociale che esce dalla realtà narrata circoscritta, per divenire preoccupantemente universale.


NOTE DI REGIA:

La famiglia Shitz si presenta al pubblico con un irriverente cinismo, un distacco grottesco, che paiono delinearne i componenti con tinte fumettistiche ed irreali.

In realtà, nel corso della storia, verrà rivelata una latenza cancerogena che spingerà la famiglia, non tanto ad un gioco al massacro, quanto ad una vera e propria autodistruzione.

Una satira che condanna l’inanità di ogni voracità umana: la sete del palato, quella di potere, quella di affermazione del proprio Io (non insieme agli altri, ma attraverso gli altri). Un cabaret sfigato, recitato senza vittimismo: ciò che fa tanta pena è la grande convinzione di poter realizzare i propri intenti, riempirsi di desideri fino a scoppiarne.

I personaggi subiscono, nella loro “corsa alla pancia piena” un imbruttimento progressivo che li farà sembrare, causa la loro spietata necessità di giustificare la proprio esistenza, dei mostri di egoismo.

Nonostante tutto gli attori non recitano la mostruosità: si limitano (e niente può essere più limitante) ad essere ingoiati dal loro istinto di sopravvivenza, mal digeriti e rigurgitati in una realtà contorta che li deforma e, da spettacolari, li rende scandalosi.

 

ESTRATTO DAL TESTO:

Ma è ora che ti parli di una delle mie debolezze : le patatine. Quando vedo una patatina, mi emoziono.

Ah, la patatina, guizza,

sotto il dente crocca,

È come un maschio abbronzato che abbrustolisce

sotto un sole desertico,

È come un eroe antico

In un sogno asiatico.


La canzone per l’amore delle patatine

Se potessi

mi sposerei con un cartoccio di patatine

Lo nasconderei

Nel fondo di una busta di plastica

E me ne andrei

A passeggiare sotto i tropici.

Mi siederei

Sopra una roccia prominente

Masticherei

Le patatine una ad una lentamente

(…)

Dicono che sei infinito, eh ? Appuntato di stelle, eh ? Pensi forse di farmi vacillare con il tuo fascino oscuro ? Stregarmi con il pallore della tua luna ? Ad altri.  Per me non sei niente, niente. L’unica cosa che conta, è il salame. Ho un’amante che si chiama Soppressa. Soppressa ama Shitz. Si sdraia davanti a me docile e delicata, non chiede nulla e sopratutto niente soldi. Soppressa ama Shitz.


NOTE SULL’AUTORE:

Hanock Levin (18 dicembre 1943 – 18 agosto 1999), è stato un importante drammaturgo israeliano, oltre che regista teatrale e poeta. Dopo la leva militare inizia i suoi studi di filosofia e letteratura ebraica all’università di Tel Aviv. Durante gli studi si associa al Partito Comunista. Nel 1967 Levin pubblica la poesia “Birkot ha-Shahar” (“benedizioni dell’alba”) nella rivista letteraria Yochani, accolta con un grande successo di critica. Nel “Haaretz” ha pubblicato le storie “Testardo Dina” (1966), “Pshishpsh” (1971, pubblicato anche nel libro “Il malato eterno e l’Amato”) e “Persone difettose” (1970). In seguito , grazie all’invito di Meir Wieseltier inizia, nel 1971, a pubblicare racconti, poesie e versi nella rivista letteraria “punto esclamativo”: “Il mondo del Sycophantes” nel 1973, “Un Gobbo Trova una prostituta” nel 1976, “La vita dei morti” nel 1981, e altri. Nel 1967-70, Levin si dedica alla satira politicaNel marzo 1968 inizia a lavorare su uno spettacolo di cabaret dal titolo “Tu, io e la prossima guerra” con Edna Shavit. Successivamente, Levin scrive una satira chiamata “Ketchup”.  La sua terza satira, “la regina di una vasca da bagno”, prodotto dal Teatro Cameri nel mese di aprile 1970, forse perché presentato sul palco di un teatro stabile, suscita una tempesta senza precedenti nell’opinione pubblica. La prima piéce “artistica” di Levin è “Salomone”, che debutta nel maggio del 1969. La prima commedia, “Hefez” (1972), riceve un grande consenso di pubblico. Da questa, inizia la grande produzione di Levin, in tutto cinquantuno testi, sempre tra consensi e critiche.

 


 

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